
Gianluca Brancadoro: dal Sole 24Ore
La sfida di una nuova lingua giuridica di fronte alle nuove tecnologie
Lingua, Diritto e nuovi Linguaggi
(riflettendo sul pensiero di Natalino Irti)
Gianluca Brancadoro
Associato di Diritto Commerciale, Vicepresidente Banca MPS
Introduzione
In un bel saggio breve, apparso sul Domenicale de «Il Sole 24 Ore» del 17 agosto scorso dal titolo “Lingua e diritto uniti dalla cultura”, Natalino Irti centra il fulcro del discorso sulle categorie diritto da un lato e funzione della parola e della scrittura, in due passaggi chiave.
Le parole e il diritto
Osserva l’Autore che:
“c’è nel diritto e nella lingua… una dotazione di parole da cui ciascuno attinge… Il discorso concreto, svolto… si serve di parole intese da tutti i dialoganti; e parimenti il giurista riconducendo l’accaduto negli schemi normativi, lo riveste e dissolve nelle parole della legge”.
Soggiunge poi Irti, in modo icastico:
“Chi abbia gusto di formule riassuntive può ben dire che al di sopra delle parole della legge, si pone la legge delle parole, ossia l’intrinseca normatività di ciascuna lingua ponte, e soprattutto nelle lingue speciali, in cui si esprimono e svolgono i risultati delle singole scienze”.
Questo parallelismo tra linguaggio comune e lingua del diritto viene espresso come una sorta di legge intrinseca del linguaggio.
Lo scopo di entrambi i linguaggi è di instaurare una funzione significativa e collettivamente riconosciuta.
Tecnologie e nuove frontiere
Lo sviluppo delle tecnologie pone una nuova frontiera, ancora parzialmente inesplorata, che investe sia il linguaggio comune sia il linguaggio del diritto.
Nel diritto: la legge deve disciplinare fenomeni economici prima lasciati alla prassi.
Nella finanza: la parola giuridica si confronta con diagrammi, tavole, formule, più comprensibili delle parole stesse.
Con le Big Tech e l’AI: sempre più attività vengono espresse in simboli e algoritmi, difficili da tradurre nel linguaggio giuridico o comune.
Il limite del linguaggio
Alcune attività sono difficilmente descrivibili per intero attraverso il linguaggio:
nel diritto, alcune parti si possono ridurre in formule matematiche o rappresentazioni grafiche, ma non possono sostituire le leggi scritte;
nel linguaggio comune, la difficoltà è ancora maggiore nel descrivere interamente certe attività umane.
Conclusione
Si giunge al cuore del tema:
Il linguaggio giuridico ha una funzione ordinatoria.
Il linguaggio comune ha una funzione sociale.
Entrambi aspirano alla chiarezza e unicità della parola.
Nelle aree aperte dalle nuove tecnologie, assisteremo sempre più a una scollatura tra agire umano e difficoltà di descriverlo con le parole, sia nel linguaggio comune sia in quello giuridico.
È un tema assai rilevante nel futuro immediato.
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